ATRI

     L’antica HATRIA PICENA che diede il nome al Mare Adriatico, (Provincia di Teramo, superficie Km2 92, altitudine 442 s.l.m.), riposa sopra una collina argillosa del sub Appennino abruzzese. in un vasto territorio. posto a cavallo dei humì Vomano e Piomba e immerso in un teatro i cui scenari variano col variare degli atti, interpretati dalla natura nelle sue molteplici espressioni in un intima e misteriosa unione: mare e monti.

      Molti storici affermano che Atri ha preso il nome da Adranus a cui era sacro il lupo appenninico, Nel periodo pre romano era la capitale Picena del sud. Nel 290 a.C. divenne Municipium  Foederarum di Roma, importante centro commerciale con i suoi porti sul Vomano e a Cerrano. Per alcuni secoli segui le sorti di Roma e quando essa decadde, finì la sua importanza. Ebbe un periodo buio sotto la dominazione dei duchi di Spoleto, dei Franchi, del Conte di Loretello, Durante la guerra tra papato ed impero parteggiò per il Papa così che, il 10aprile 1251, Innocenzo IV restituì l’autonomia comunale e la elevò a diocesi.

     Dal 1315 ci fu un periodo incerto tra Svevi e Angioini, Finché nel 1393 Antonio d’Acquaviva, conte di 5. Flaviano l’acquistò per 35000 ducati da Ladislao re di Napoli. Il periodo dei d’Acquaviva con 18 duchi fra alterne vicende durò fino al 1760, ultima reggente fu Isabella sorella di Rodolfo, ultimo duca di Atri, Dal 1760 al 1860 Atri tornò alle dirette dipendenze del re delle Due Sicilie, poi con l’impresa garibaldina passò alI’Italia unita.

     Ad Atri sono presenti diverse istituzioni culturali tra cui:

  • Biblioteca capitolare

  • Biblioteca Centro Servizio Culturale

 Atri presenta numerosi monumenti che attestano la sua storia nei secoli tra cui:

 

 

La Chiesa di S. Agostino, sorta nei primi anni del trecento, presenta un bel portale gotico - rinascimentale, opera del maestro Matteo da Napoli e databile intorno al 1420.

   La Chiesa di S. Francesco, situata su corso Adriano, fu costruita probabilmente grazie al beato Fra Filippo Longo di Atri, compagno di S. Francesco, intorno al 1230, e ristrutturata dall’architetto Fontana di Penne nel 1716.
La Chiesa di S. Nicola, fondata nell’XI secolo è stata ricostruita nel 1256 e rimaneggiata nel tempo.
L’interno, a tre navate con abside semicircolare, conserva a sinistra dell’ingresso sul fonte battesimale, un pregevole affresco di Andrea de Litio, circa del 1440.                                                                                    

La Chiesa di S. Giovanni Battista, conosciuta anche con il nome di S. Domenico, fu costruita nel 1322 e poi largamente modificata nel XVI e nel XVIII secolo.
Ancora sono da ricordare due monumenti in questa città: il Teatro Comunale il Palazzo Acquaviva
Il Teatro Comunale, che si trova di fronte alla Cattedrale, fu inaugurato il 25 gennaio 1881.

Da un punto di vista naturalistico il territorio offre la Riserva Naturale Regionale dei Calanchi di Atri è stata istituita con Legge Regionale n.58/1995 e dal 1999 è diventata anche Oasi WWF, in quanto il Comune di Atri l’ha affidata in gestione al WWF Abruzzo, che si avvale dei servizi della cooperativa Pacha Mama.

La sua estensione è di 380 ettari circa e si sviluppa dai 106 metri del fondovalle del Torrente Piomba ai 468 metri del Colle della Giustizia.

L’area accoglie una delle forme più affascinanti del paesaggio adriatico: i calanchi, maestose architetture naturali conosciute anche come “bolge” o “scrimoni”.

Queste straordinarie formazioni geologiche sono originate dall’erosione del terreno argilloso, provocata dalle passate deforestazioni e favorita dai continui disseccamenti e dilavamenti, che rendono visibili numerosi fossili marini.

Le Grotte, che si spalancano maestose nella parte meridionale della città, sono "una colossale opera umana che ha sfidato il tempo, e che tuttora presenta un fascino davvero misterioso". Si tratta di un poderoso sistema di grotte e grotticelle tutte collegate con pareti non rivestite, in cui si nota chiaramente l'uso dell' "opus signinum", che la fanno ritenere una grandiosa cisterna d'acqua di età romana.
Il complesso archeologico finora esplorato ha una pianta somigliante ad un trapezio rettangolare in cui il lato maggiore verso l'esterno misura m.35,90, quello minore m;18,75 e l'altezza m.20 circa, con una superficie di circa mq.700
La conserva d'acqua costituiva una grossa riserva di acque fresche, limpide e pure; nell'antichità si risparmiava ogni goccia d'acqua. Inoltre la posizione interrata serviva a mantenere le acque fresche ad una temperatura costante in qualsiasi periodo dell'anno.
Le pareti sono parzialmente intonacate. Tutti gli angoli sono arrotondati per mezzo dell'"opus signinum", allo scopo di evitare depositi difficilmente asportabili mentre tra pareti e pavimento corrono i tipici cordoni, quasi piani. La conserva d'acqua é formata da quattro navate e tre gallerie, mentre nella zona delle "Grotticelle" si aprono due gallerie principali e sette laterali.